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Il comune di Morra De Sanctis appartiene a: Regione Campania - Provincia di Avellino

Storia

Nonostante il sisma del 1980, l'urbanistica originaria del centro abitato di Morra si è preservata, non tradendo così l'origine di avamposto alla difesa dell'antico insediamento romano di Compsa.
Proprio l'arroccamento del centro abitato sulla sommità del monte ha suggerito il nome originario del paese, sulla cui parte alta sorgono i ruderi - attualmente in fase di restauro - dell'antico Castello del Principe Biondi - Morra, del quale restano le torri circolari, le mura in pietra e il corpo principale della fabbrica col cortile interno.
Notevole è il centro storico, dove si trova la Casa Natale di Francesco de Sanctis, con bel portale in pietra e la strada lastricata a gradoni, e l'antico Obelisco dedicato a S. Rocco. Da vedere anche la sontuosa Chiesa Madre, al cui interno vi è la modesta ma preziosa Cappella Gentilizia.


Breve storia
La città, fino al 1934 denominata Morra Irpino, venne ribattezzata in quell'anno col nome di Morra De Sanctis in onore del grande critico e letterato italiano Francesco De Sanctis che vi era nato il 28 marzo 1817 e che è sicuramente il personaggio più significativo della storia morrese. In suo onore sono state edificate una piazza e un busto in bronzo.
Contrariamente a quanto potrebbe apparire il nome del paese "MORRA" non deriva dall'omonima famiglia feudataria del luogo (principi Biondi-Morra), bensì dal toponimo, che indica "altura", "monticello", "cumulo di pietre". La radice mor/murm che significa appunto "cumulo di pietre" trova riscontro nel gallese mur, nello spagnolo moron, nel celtico moran e nel latino murus.
Quindi "Morra" indica un luogo costruito su di un'altura, su una zona rocciosa. In dialetto morrese la parola murricine peraltro significa "mucchio di pietre" (da C. Grassi, Studi e ricerche storiche su Morra nel Settecento - 1987).
Fino al periodo normanno non esistono documenti che citino espressamente Morra. Dal periodo normanno - svevo fino al XVI secolo la storia di Morra è ricostruibile invece attraverso le vicende dei suoi feudatari.
Tuttavia il territorio di Morra risulta abitato da millenni: sono state infatti rinvenute numerose testimonianze della civiltà di Oliveto-Cairano (VII-V secolo a. C.); nel giugno del 1985 in particolare sono state rinvenute, in località Chiànu Cirasùlu, 18 tombe con relativi corredi funebri, considerate dagli esperti le tombe sannitiche più antiche trovate in Irpinia.
La vasta necropoli risulta essere stata utilizzata in un arco di oltre duecento anni tra VIII e VI secolo. I reperti furono esposti a Roma presso le Terme di Diocleziano, nell'ambito di una mostra sui Sanniti.
Recenti reperti inducono inoltre a ritenere in modo fondato che la città di Romulea citata da Tito Livio, distrutta dal console Decio Mure nel 297 a.C., fosse situata proprio nel territorio di Morra.
Da notare che nella zona più alta e rocciosa l'abitato di Morra nasconde molte grotte naturali, in una delle quali sono state trovate occasionalmente interi scheletri di camosci e stambecchi risalenti ad oltre un milione di anni fa.
Morra subisce nell'arco dei secoli le conseguenze del passaggio di numerosi eserciti: nell'888 Aione II, nel 923-926 Ungheresi e Slavi, nel 969 il patrizio Eugenio.
Dall'847 al 1094 si hanno tre terremoti. In questo periodo Morra è uno dei castelli fortificati che fanno capo al guastaldato di Conza. Nel 1320 ha inizio un quarantennio in cui le campagne di Morra sono infestate dai briganti; resteranno famose in particolare le bande di Mariotto e Ursillo, che arriveranno a contare fino a 400 uomini.